business coaching, executive coaching

Che cos’è il business coaching? E cos’è invece l’executive coaching?

Il business coaching

E’ quella particolare branca del coaching che si rivolge specificamente a imprenditori, manager e team nel mondo del lavoro.

Il coach, che opera in ambito business, supporta e aiuta persone e team, in abito lavorativo, a trovare strumenti e risorse per migliorare l’efficacia della loro attività.

In particolare con il business coaching si ottengono miglioramenti sulle soft skills dei singoli e dei team, come ad esempio:

  • Abilità di comunicazione interpersonali
  • Sviluppo delle risorse e del team attraverso il superamento di ostacoli e conflitti
  • Gestione del tempo attraverso la capacità di delegare

Lavorare sulle soft skills, insieme ad una corretta visione e strategia aziendale, permette l’aumento della produttività in azienda, riducendo i conflitti e aumentando l’engagement.

Nelle attività di business coaching sono comprese:

  • Executive Coaching: si rivolge a manager e imprenditori (perlopiù con sessioni individuali) per migliorare le skills di leadership
  • Team Coaching: si rivolge ad uno o più team in ambito lavorativo per migliorare le skills comunicative, l’engagement e la produttività.
  • Corporate Coaching: si rivolge a gruppi dirigenziali e alla prima linea manageriale con sessioni di coaching individuale e di gruppo con l’obiettivo di (ri)costruire il team e (ri)allineare alla vision aziendale.

L’executive coaching

Quindi l’executive coaching è uno dei tre elementi che compongono le attività del business coaching.

Dal mio punto di vista, executive, business, team, corporate coaching sono soltanto delle etichette… delle definizioni di marketing che magari chiariscono meglio il target specifico a cui ci si rivolge, ma poi, da un punto di vista sostanziale non cambia nulla.

Voglio dire che il lavoro vero del coach rimane comunque lo stesso: utilizzare risorse, strumenti e approcci utili, per i propri coachee, affinché possano raggiungere i propri obiettivi nel contesto in cui si trovano.

E proprio su questo voglio citare una frase:

“Puoi portare un cavallo all’abbeveratoio ma non puoi costringerlo a bere”

Si perché l’azienda può stabilire obiettivi, stili di leadership, modelli di comunicazione, sistemi incentivanti ma magari il cavallo arriva fino all’abbeveratoio ma poi non beve, il manager ci prova, lavora, si impegna ma poi non raggiunge gli obiettivi.

Di cavalli che arrivano all’acqua e poi non bevono, nelle aziende ne ho visti tanti. Così come ho sentito tanti manager e imprenditori lamentarsi perché, nonostante le buone politiche aziendali di welfare e di sistemi premianti, l’azienda non era produttiva.

Il coaching ontologico trasformazionale

In questi casi, non basta un approccio di coaching che lavori soltanto su ambiente, comportamenti e capacità. Ci vuole qualcosa di più profondo ed efficace.

E’ necessario un approccio di coaching che lavori su convinzioni e valori per innescare comportamenti virtuosi e utili per i dipendenti e per l’azienda stessa.

E’ fondamentale confrontarsi su quegli aspetti “nascosti dietro le quinte” e inconsci per migliorare in modo persistente le prestazioni sia degli individui sia delle organizzazioni.

Soltanto attraverso un lavoro più in profondità è possibile promuovere cambiamenti consapevoli e duraturi, determinanti per il successo di individui, gruppi e organizzazioni.

Il Coaching Ontologico Trasformazionale proprio perché lavora su convinzioni, valori e identità è l’approccio più utile, funzionale ed efficace per produrre nelle persone i cambiamenti desiderati in modo duraturo.

Il lavoro in profondità e a 360 gradi che si può fare con gli strumenti del coaching ontologico trasformazionale, produce un cambiamento e una trasformazione nelle persone che va al di là dell’ambito specifico lavorativo.

Un nuovo modello di leader

E’ possibile accompagnare le persone nell’evoluzione e nella costruzione di un nuovo Sé, più consapevole, più “centrato”, più capace di adottare nuovi punti di vista per aprire a nuovi scenari e a nuove soluzioni.

E’ possibile così costruire un nuovo modello di leader meno autoreferenziale e più attento allo sviluppo e alla crescita dei propri collaboratori promuovendo responsabilità e impegno, al servizio degli altri e dei propri obiettivi con etica e rispetto dell’altro.

[foto di José Martín Ramírez C su Unsplash]

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