Coaching Ontologico Trasformazionale - Distinzioni Linguistiche

Sei un coach? 

Stai cercando nuove metodologie e nuovi strumenti per aiutare i tuoi coachee?

Ti rendi conto che non sempre il tuo approccio funziona?

Vorresti arricchire la tua cassetta degli attrezzi?

Oggi voglio parlarti delle distinzioni linguistiche che sono uno dei tanti strumenti che caratterizzano e distinguono il Coaching Ontologico Trasformazionale dagli altri approcci di coaching.

Come sai il Coaching Ontologico Trasformazionale si basa sul fatto che la parola è azione e quindi, ogni volta che pronunciamo delle parole, stiamo selezionando le azioni che faremo.

Ogni volta che utilizziamo delle parole specifiche nel descrivere la realtà che ci circonda, in pratica ci stiamo “posizionando” rispetto ad essa e stiamo “rivelando” a noi stessi e agli altri la nostra personale mappa mentale, il nostro bagaglio di opinioni, giudizi, convinzioni e valori. Stiamo dichiarando, in maniera può o meno consapevole il nostro punto di vista e che occhiali stiamo indossando nell’inquadrare là realtà.

Bene… se quanto detto sin qui è chiaro, possiamo procedere.

Facciamo un esempio: se il tuo coachee nel parlarti della sua esperienza lavorativa e del suo rapporto con il suo capo descrive la sua esperienza dicendo

“Beh si… per la verità sono davvero stanco di questo lavoro, dei miei capi, è diventato un ambiente davvero cupo, si fa fatica a lavorare bene e con soddisfazione. Siamo continuamente oberati da compiti e attività inutili. E poi ogni giorno, non sai mai cosa aspettarti. Ce n’è sempre una nuova! Procedure che non funzionano, uffici che non rispondono, capi che non ti aiutano. Ormai anche con gli altri colleghi, ci limitiamo a fare quello che ci viene chiesto. Tanto alla fine, in fondo, non è un problema nostro, sono loro che ci guadagnano o ci perdono e allora devono pensarci loro a certe cose!”

Se nel bel mezzo della conversazione, il tuo coachee si esprime in questo modo è molto probabile che stia adottando un atteggiamento da vittima.

E se, il tutto è accompagnato da un para-verbale “in discesa” e da un non verbale coerente allora davvero il tuo coachee si sente, parla e si comporta da vittima.

In questa fase, per aiutare il coachee a maturare la giusta consapevolezza su di sé e sul suo atteggiamento devi fare due cose:

  1. Fare da specchio
  2. Dare un feedback per aprire una nuova possibilità 

 

Fare da specchio

Questo significa restituire al coachee cosa  hai osservato ad esempio:

“Caro Matteo, mentre parlavi del tuo lavoro ho notato che hai abbassato lo sguardo, e anche il tuo tono di voce si è abbassato. Mi hai parlato di stanchezza, di situazione cupa, di fatica, hai parlato di noi e loro e che il lavoro non è un tuo problema… ”

 

Dare un feedback per aprire una nuova possibilità 

In questa fase possiamo aIutare il coachee a reincorniciare la sua esperienza grazie alle distinzioni linguistiche ad esempio:

“Comprendo il tuo stato di disagio rispetto al tuo lavoro, oggi. Come ti dicevo prima, ho notato in te un atteggiamento remissivo, un po’ da vittima. Ma se tu potessi, oggi, scegliere autonomamente e liberamente, se tu avessi la piena responsabilità del tuo lavoro in ufficio, come ti sentiresti?… che cosa cambieresti? ”

Questo modo di restituire un feedback contiene tre elementi importanti:

  1. il feedback stesso
  2. la distinzione linguistica, in questo caso: vittima/responsabile
  3. la domanda per aprire a nuove possibilità

Questo strumento è di una potenza straordinaria perché permette di “spostare” in modo molto veloce, efficace e profondo il punto di vista del coachee e la sua visione della realtà.

Chiudo questo lungo articolo con la definizione della distinzione “Vittima/Responsabile”.

 

Vittima/Responsabile

La vittima è colui che ha una conversazione che limita la sua capacità di azione: non si riconosce come parte del problema che lo affligge. Nella maggior parte dei casi ne attribuisce al mondo esterno la causa. La vittima si sente innocente e contemporaneamente impotente.

Il responsabile è colui che si considera parte del problema e di conseguenza sceglie di agire per trovare una soluzione. La responsabilità va qui intesa come abilità a rispondere: questa è la capacità di elaborare il maggior numero di azioni possibili per la risoluzione del problema.

Considerarsi parte o meno del problema apre o chiude possibilità di azione.

 

Foto di Jack Douglass su Unsplash

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