Comunicazione efficace

Comunicazione efficace: i 6 elementi fondamentali 

Si parla spesso di come comunicare un’idea in modo efficace, in modo cioè da farla rimanere bene impressa nella mente di un numero sufficiente di persone e in modo tale che si possa diffondere. 

Esiste un modo per rendere un’idea, un concetto o un messaggio di facile memorizzazione da parte di un pubblico vasto? 

E’molto probabile che non ne esista uno solo, ma diversi!

Tuttavia è possibile individuare alcuni elementi fondamentali per la comunicazione che costituiscono dei tasselli imprescindibili per riuscirci.

Facci caso. Che si tratti di una leggenda metropolitana, di descrivere un prodotto o un servizio, di teorie cospirazioniste o di programmi politici, le idee che hanno successo sono strutturate così: 

(Attenzione! qui non sto parlando di buone o cattive idee! Sto parlando del come sono strutturati i messaggi che possono incontrare il favore di un pubblico vasto, ovvero di come possono essere veicolati efficacemente; ognuno riterrà buono o cattivo quel messaggio, valutandone il merito e la sua corrispondenza alla propria esperienza, ma, sia nel caso che incontri il favore o lo sfavore di qualcuno, la struttura sarà più o meno la seguente; provare per credere!). 

Dicevo.

Gli elementi fondamentali della comunicazione efficace:

  • Semplicità
  • Imprevedibilità
  • Concretezza
  • Credibilità
  • Emozione
  • Storytelling

Semplicità

L’idea deve essere semplice. Soggetto-verbo-predicato.

Con troppi incisi ci si distrae. Quindi prima di comunicare qualsiasi cosa dobbiamo “potare” il nostro albero di idee. Semplificare come in un’espressione matematica. Sfrondare, ridurre all’osso.

Se ci limitiamo all’ambito dei prodotti e dei servizi i concetti si dovrebbero esporre come se si rispondesse a una domanda secca.

Pensaci un attimo. Qualsiasi marca o prodotto alla fine si può descrivere con una semplice proposizione. “Ryan Air? Volare a basso costo”. “Nutella? La cioccolata da spalmare”. “Whats App? Messaggi e chiamate veloci e sicure”.

Imprevedibilità

Lo stupore di chi ascolta il messaggio è parte integrante dell’efficacia dello stesso.

Si tratta di attirare l’attenzione. E qui, di tecniche, ce ne sono molte. Del resto anche Andy Wahrol, diversi anni fa diceva… “Tutti gli scandali aiutano la pubblicità, perché non c’è migliore pubblicità della cattiva pubblicità”.

Scandalizzare, offrire un punto di vista diverso, ribaltare la prospettiva, incuriosire, divertire, sfatare i luoghi comuni.

E’ l’aspetto più difficile della comunicazione efficace, perché essere non convenzionali può spesso portare a effetti non desiderati.

Ci sono molti esempi (dalla politica al marketing di prodotto, dallo spettacolo al parlare in pubblico) che utilizzano l’imprevedibilità e lo stupore. Ecco un esempio: la pubblicità Pandora del 2017, accusata di essere sessista: “un ferro da stiro, un pigiama, un grembiule, un bracciale Pandora. Secondo te cosa la farebbe felice?”. Ne hanno parlato tutti, bene o male, ma ne hanno parlato…

Concretezza 

Tutti noi memorizziamo meglio con gli esempi.

Comunicare in modo efficace passa dal tradurre concetti a volte anche complessi con esempi numerici e similitudini, in modo da offrire alla nostra mente dimensioni facilmente paragonabili.

Il paragone numerico, il grafico, l’infografica, l’esemplificazione visiva o concettuale sono un elemento che facilita la veicolazione dell’idea in modo estremamente efficace.

Per esempio: se dico che le probabilità di vincere con il gratta e vinci sono basse, dico la verità. Ma se dico che le probabilità di vincere sono 1/8.000.000, il che equivale a pescare il biglietto giusto su una strada fatta di gratta e vinci lunga 1.000 km, rendo meglio l’idea. 

Credibilità

La comunicazione efficace passa dalla credibilità, cioè in qualche modo dall’affidabilità e dal grado di fiducia di cui gode chi comunica.

Anche in questo caso si tratta di semplificare il messaggio che si vuole trasmettere attraverso “la riduzione a esperienza”.

Chi ascolta è portato a recepire un messaggio rassicurante, ha bisogno di una conferma sufficientemente credibile del messaggio, ha bisogno di esperienze concrete di altri che confermino ciò che in quel momento gli viene detto.

In questo senso, cioè nel rafforzare la credibilità, vanno le cosiddette testimonianze, le opinioni di altri verso quel determinato messaggio, ma anche il racconto (vedi oltre) delle esperienze dirette che si sono fatte e che, appunto, rendono affidabile non tanto il messaggio, ma colui che parla.

Nel marketing per esempio si ricorre al racconto di progetti realizzati (cases history), alle parole di chi ha utilizzato un prodotto (testimonial), oppure a paragoni con esperienze fatte da qualcuno, eccetera. Esempi: per raccontare (o far raccontare) come si è risolto un problema o affrontato una situazione si ricorre a esperti di settore, celebrità, clienti tipo…

Emozione 

Laddove non possono i numeri e i fatti, possono le emozioni.

Associare mentalmente un’emozione a un messaggio sancisce spesso una veicolazione del messaggio in modo efficace. In qualche modo (esistono vari studi su questo) le emozioni di chi ascolta aiutano a percepire l’importanza del messaggio e aiutano la memorizzazione.

Del resto la memoria è un processo di ricostruzione molto soggettivo e spesso nemmeno troppo preciso e completo (spesso ricordiamo solo frammenti di un’informazione complessa e li completiamo sulla base delle nostre esperienze): per questo le emozioni ci aiutano a ricordare certe cose, perché ci coinvolgono facilitando le associazioni mentali verso un determinato tipo di messaggio.

Oggi e sempre di più in futuro, il marketing delle emozioni (il lato umano dei brand) avrà un ruolo determinante. Le emozioni ci fanno agire: la paura, il senso di colpa, la solitudine, l’amore, l’odio, la gioia, il desiderio di qualcosa, il senso di gratificazione…

Storytelling

Qui si parla di racconto vero e proprio.

Ma perché è così importante narrare e raccontare? Perché con il racconto si facilita il passaggio dalla comunicazione pura e semplice  all’utilizzo di quel messaggio da parte del destinatario.

Chi ascolta è aiutato a visualizzare e associare certi concetti a cose concrete, a persone, volti, situazioni, emozioni. Raccontare (per scritto, attraverso immagini, attraverso un audio, un audio-video) significa migliorare l’apprendimento, facilitare il richiamo mnemonico dell’ascoltatore, che ricondurrà a situazioni di cui può avere esperienza i concetti, rendendoli “familiari”.

Raccontare la propria esperienza, la propria memoria, la propria storia, il proprio cammino e farlo in modo tale da far identificare il proprio ascoltatore, significa senza dubbio dare più di un motivo per farsi ascoltare.

Qui trovi un altro articolo sulle associazioni di idee: cosa è davvero un brand?

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